01. Dal neolitico ai faraoni

Il faraone offre spezie e incenso agli dei, Museo di Karnac

Spezie, fragranze ed erbe aromatiche fanno parte della storia dell’uomo. Già in epoca neolitica venivano aggiunte ai cibi che cuocevano sia per preservarli che per insaporirli. Le radici, gli steli e le foglie aumentavano l’appetito e miglioravano il gusto della cucina assai frugale. Sali e resine, come il sale da cucina e il miele, erano utili per prolungare la vita degli alimenti deteriorabili. Le spezie sin dalle origini hanno sempre avuto un triplo ruolo: una funzione puramente gustativa che eccitava le papille dei nostri antenati; una curativa dovuta alle proprietà terapeutiche che le hanno fatte diventare i primi farmaci conosciuti,  avevano un ruolo molto importante nei rituali spirituali: unguenti, oli e bevande a base di spezie, aprendo i sensi verso l’invisibile e l’immateriale, erano ponti verso il sacro.

Le volute di fumo aromatico, che si levavano verso il cielo, simboleggiavano il congiungimento dell’uomo con il divino.


Il primo documento riguardante le spezie risale a circa 3.000 anni a.C. e riguarda gli Assiri. Essi dicevano che gli dei, la notte prima di creare il mondo, avevano bevuto vino al sesamo. Poiché oggi sappiamo che questa spezia è originaria dell’India, significa che già allora vi era un commercio delle spezie.

Gli Egizi
Le cerimonie religiose degli Egizi, per i riti funebri, si avvalevano della potenza magica degli effluvi di profumi e spezie, che spesso avevano proprietà ipnotiche, e portavano i sacerdoti che officiavano e i partecipanti, a stadi mentali vicini all’estasi. Per questo erano bruciate la resina di terebinthe (una pianta simile al pistacchio), mirra e incenso. Anche per le imbalsamazioni dei faraoni si usavano un gran numero di sostanze odorose e i corpi eviscerati erano lavati  con un vino di palma speziato e poi unti con unguenti e oli aromatici, i cui componenti erano: benzoino, hennè, ginepro, acacia, legno di cedro, pepe e camomilla. Inoltre, già intorno al 2600 a.C il cibo degli schiavi, utilizzati per la costruzione della piramide di Cheope, era arricchito con le spezie, per mantenerli in forze e proteggerli dal rischio d’epidemie. Nel papiro di Ebers, sedicesimo secolo a.C, sono nominate numerose spezie che sono state poi ritrovate negli scavi archeologici. Tra queste: anice, fieno greco, cardamomo, cassia, cumino, aneto e zafferano mischiate con altre sostanze in ben 877 ricette.Il cantico dei cantici, miniatura ebraica
Per approvvigionarsi di queste sostanze affrontavano lunghe e pericolose spedizioni in terre lontane e poiché la maggioranza di esse arrivava dall’Arabia i faraoni incominciarono a sognare di conquistare quelle terre.

Gli Ebrei
Anche i Sumeri erano utilizzatori e produttori di spezie e tutta la Mesopotamia con l’Egitto e la Palestina divenne la piattaforma di sviluppo del mercato delle spezie. Nella Bibbia, nell’Antico Testamento, si narra di Giuseppe che venne venduto in schiavitù dai suoi fratelli a mercanti di spezie. E in altre parti si racconta come gli ebrei facessero uso di spezie come profumi. Esse divennero col tempo sempre più importanti , costose e raffinate.
Nel Cantico dei cantici- il poema composto nel IV secolo a. C. e attribuito a Salomone- il narratore paragona la sua amata a diverse spezie, testimoniando così che, in Palestina, già allora esse erano note e apprezzate.

“Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, mia sposa,
sorgente chiusa, fontana sigillata.
I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro e nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamòno,

con ogni specie di alberi d’incenso,
mirra e àloe,
con tutti gli aromi migliori.”

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